La fontana malata- Palazzeschi


 

 

LA FONTANA MALATA

 

L’autore del brano è Aldo Palazzeschi. Nacque a Firenze nel 1885 e morì nel 1974. Egli fu poeta, collaboratore delle più importanti riviste letterarie, autore di romanzi di successo, fra cui Le sorelle Materassi e raccolte di racconti come Il palio dei buffi, Il buffo integrale.

 Il testo, La fontana malata, descrive la “malattia” di una vecchia fontana ed il rammarico del poeta per questo lamento che lo fa “morire”. Il poeta non considera la fontana un elemento di pietre e cemento, bensì una persona a cui tiene molto, tanto che per la tristezza sente una fitta al cuore.

Il vecchio oggetto, ormai in fin di vita, continua a far cadere gocce incessantemente e al poeta sembra che esso tossisca senza riuscire a smettere. L’uomo, distrutto, cerca disperatamente qualcuno che faccia cessare quel continuo gocciolare, ma nessuno accorre per esaudire quel desiderio.

La fontana gocciola insistentemente, poi smette, e il poeta crede che sia morta e ne è profondamente addolorato, dopo un po’ riprende a gocciolare, e lui si sente sollevato. Sfortunatamente, però, quel sollievo non dura molto, perché ricomincia , perciò l’autore paragona la fontana ad una persona malata di tisi, una grave malattia polmonare che può portare alla morte, per cui si sente nuovamente tormentato e preoccupato ed invoca i propri camerieri affinché pongano fine a quella lunga agonia.

A questo punto, data l’enorme sofferenza (sua e della fontana) tutto è preferibile, perfino la morte.

Il poeta, infine, si rivolge alla fontana e le dice che, per il grande dolore e dispiacere che ha nel cuore, finirà per morire anche lui.

La poesia è strutturata in due parti: nella prima parte risaltano le onomatopee primarie, ovvero le onomatopee che riproducono direttamente un suono quali le parole clof, clop, cloch, ecc… che vogliono significare l’eterno gocciolare della fontana.

Nella seconda parte sono presenti delle onomatopee secondarie come tossire, morire, chiudere, finire, ecc… che suggeriscono il significato del suono: con questo l’autore  vuol farci  immedesimare nella sua poesia facendoci ascoltare il continuo gocciolare della fontana, ed è per questo che inserisce in ambedue le parti del brano le onomatopee clof, clop, cloch, ecc… che imitano proprio il gocciolio senza fine.

 

 

La fontana malata di Aldo Palazzeschi

Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchette,
chchch…
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata;
che spasimo!
sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce,
un poco
si tace…
di nuovo.
tossisce.
Mia povera
fontana,
il male
che hai
il cuore
mi preme.
Si tace,
non getta
più nulla.
Si tace,
non s’ode
rumore
di sorta
che forse…
che forse
sia morta?
Orrore
Ah! no.
Rieccola,
ancora
tossisce,
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
chchch…
La tisi
l’uccide.
Dio santo,
quel suo
eterno
tossire
mi fa
morire,
un poco
va bene,
ma tanto…
Che lagno!
Ma Habel!
Vittoria!
Andate,
correte,
chiudete
la fonte,
mi uccide
quel suo
eterno tossire!
Andate,
mettete
qualcosa
per farla
finire,
magari…
magari
morire.
Madonna!
Gesù!
Non più!
Non più.
Mia povera
fontana,
col male
che hai,
finisci
vedrai,
che uccidi
me pure.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch…

 

 

 

                                                                                          

               

 

P.S. cercasi autore…

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